Campo scuola adulti 2018

Anche quest’anno il momento è arrivato: il momento di tirare le somme sul cammino fatto, di fare tesoro di belle testimonianze, profonde meditazioni e autentiche condivisioni per ripartire carichi verso il nuovo anno associativo. Il momento, cioè, di “appartarci” e vivere il nostro campo scuola di adulti di AC.
Anche quest’anno il luogo in cui ci siamo ritrovati è stato il paesino di Floresta e lì abbiamo sviluppato la tematica a partire da questo slogan “ A.A.A. Cercasi casa da abitare”, dove le 3 A racchiudono degli spunti molto forti da cui siamo partiti, giorno per giorno, per avviare la nostra riflessione.
La prima A sta per Appartenenza, sarebbero le mura della nostra casa, il nostro spazio vitale, ciò che ci caratterizza e costruisce la nostra identità. In questo primo giorno, dopo aver fatto tesoro della presentazione dei punti cardine di questo campo dal nostro assistente diocesano Adulti P. Stefano Brancatelli, abbiamo ascoltato la testimonianza dell’ex responsabile regionale giovani Mario Sedia, dalla cui riflessione è emerso fondamentalmente che noi apparteniamo a Cristo e a Lui dobbiamo affidarci senza crearci, come capita spesso, molti problemi e complicazioni, è Lui che stravolge i nostri programmi umani per permetterci di costruire qualcosa di più grande. E’ proprio all’interno dell’AC, casa nella casa, siamo chiamati ad edificare questo qualcosa di grande.
Un altro momento vissuto il primo giorno è stata la drammatizzazione di un passaggio del Piccolo Principe: nel particolare, la scena in cui lui incontra la volpe e comprende il valore dell’addomesticare qualcuno. Addomesticare, cioè, significa creare dei legami e, così facendo, diventare responsabili in questo legame. Nel momento in cui noi addomestichiamo, siamo responsabili gli uni degli altri, ci apparteniamo, per sempre. Non dimentichiamo mai l’importanza di tutto ciò.
Dopo aver innalzato le mura della nostra abitazione, affinché questa non diventi un mausoleo, chiuso in se stesso, creiamo delle Aperture, ed ecco il secondo giorno allora è stato il momento di aprire dei varchi per guardare all’esterno ciò che di bello c’è che possa arricchire la nostra casa.
In questo ci ha aiutato il nostro vescovo, Mons. Guglielmo Giombanco, il quale ci ha invitati a leggere gli eventi della Storia con la prospettiva di Dio, a vedere il mondo con uno sguardo sapienziale, con lo sguardo positivo da veri cristiani.
Il terzo giorno, infine, dopo aver messo le fondamenta e costruito le mura, aperto delle finestre (e non delle feritoie!), è necessario mettere una porta, la porta per entrare e uscire, per far entrare e uscire, per Accogliere l’altro – ed ecco la terza A.
Il passo del vangelo che ci ha accompagnato e guidato in questi giorni di campo è stato il brano di Zaccheo (Lc 19, 1-10) e su questo episodio è stata incentrata la terza ed ultima meditazione affidata a Mons. Orlando il quale ci ha sottolineato, tra le altre cose, che Zaccheo e il Signore si sono cercati e accolti l’un l’altro e questo dobbiamo fare noi e dobbiamo farlo senza esitazioni, in fretta, perché il Signore, oggi vuole venire a casa nostra. Non domani, ma oggi.
Insieme all’ascolto delle varie riflessioni, abbiamo condiviso anche le nostre esperienze di fede, i nostri pensieri e punti di vista sulla tematica, confrontandoci nell’ottica della crescita associativa che ci fa sempre di più vera famiglia, capace di essere stimolo per la vita della nostra comunità parrocchiale e diocesana.

Loredana Bevacqua

Riflessione campo adulti AC 2018 Fabio

Riflessione su Campo Adulti 2018 Nino Faraci

Meditazione su Campo Adulti 2018 P. Orlando

 

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